domenica 30 agosto 2015

Per ogni spinta...

Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire


Cuci una federa per ogni ricordo, mettili a dormire,
dai loro il sonno di un lenzuolo di lino.
L’edera rende la notte verde.
Una mela cade sull’erba ma tu imbastisci e cuci.
Servono aghi e forbici. Serve precisione.

Antonella Anedda
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per ogni desiderio, per ogni incompiuto sguardo,
per il poeta che ho vagheggiato d'essere, per la piana forza, 
per il brillare senza fede.
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Marisa Monte -  Bem que se quis

venerdì 7 agosto 2015

Spesso

- Agataaaa?
- Uffff, che c'è, sei di malumore?
- sono nel buco, no?
- già, ma come per Alice, piedi piantati e testa libera...
- sappi che ogni tanto faccio prove, e esco, solo un po', così  per vedere come va..
- e come va?
- va... che il buco è spesso
- nel senso del tempo o in quello della pienezza?
- in tutti e due!

« La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità. »

C. Bukowski

martedì 2 giugno 2015

...e poi la pietà!

Come nelle parole di Bernadita Rakos - "Una grande responsabilità, dire a chi viene con aspettative: c’è chi si cura di voi, chi patisce per voi, chi si ricorderà un vostro gesto, il vostro passare. " Ma non c’è consolazione, passeremo invano.
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Malinconia, ombra, traccia, complessità, intensità, fragilità.
Riconosco in altri da me, somiglianze.
Il silenzio, la solitudine, linguaggio dei segni, dolore e dramma per la morte di chiunque.

domenica 24 maggio 2015

La casa silvestre

- Agata?
- papà...
- com'è quando ti rubano le cose?
- Papà... sto qui sotto cosa vuoi che ne sappia? Mento.
- Tu mettilo pure a posto, lì però ci vado a vivere io e me ne curo.
- Cosa dirti? Torno sotto, mi seggo in poltrona, quella di lei, e...piango.
   Solo.
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Cuando me pierdo en la viña
armando mis jugarretas
yo soy la feliz Violeta
el viento me desaliña.

lunedì 20 aprile 2015

La gota sopra la ringhiera

Un bacio. Ed è lungi. Dispare
giú in fondo, là dove si perde
la strada boschiva che pare
un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi
vestiva il bell'abito grigio:
rivedo l'uncino, i romanzi
ed ogni sottile vestigio...

Mi piego al balcone. Abbandono
la gota sopra la ringhiera.
E non sono triste. Non sono
piú triste. Ritorna stasera.

(...)
E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino...
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino...

Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani:
ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani...
Guido Gozzano
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Appena il tempo
per dirci tutto l'amore e finire,
che è già primavera
e s'appoggiano le mani sull'erba
e gli occhi sul melograno in fiore...

lunedì 9 febbraio 2015

Ed io te l'ho fatto fare

rinnegare la poesia
spezzare il ritmo
conseguire l'andamento
separando
nel vuoto che ci contiene
un albero una panca
una piazza lunare.
Di astronave
sei fatta -
pronta a chiudere nei cassetti
mondi
altri.
Ed io te l'ho fatto fare,
quello che sei.
Per sapere
digerire
ed aver voglia di
assaporare
ancora
ancora
ancora.

domenica 1 febbraio 2015

Onde telluriche

RITORNO
SALGO (nello spazio, fuori del tempo)
L ’acqua il vento
la sanità delle prime cose –
il lavoro umano sull'elemento
liquido – la natura che conduce
strati di rocce su strati – il vento
che scherza nella valle – ed ombra del vento
La nuvola – il lontano ammonimento
del fiume nella valle –
e la rovina del contrafforte – la frana
la vittoria dell’elemento – il vento
che scherza nella valle.
Su la lunghissima valle che sale in scale
la casetta di sasso sul faticoso verde:
la bianca immagine dell’elemento.
La tellurica melodia della Falterona. Le onde telluriche. 
Dino Campana
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Terremoti.
Onde e terremoti
composizioni paratattiche
estremi vertici di prigionie.
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“Valle, conca di pietre bianche.
Va vecchia la donna,
con abiti sprovvisti, per non tornare.
Le scarpe, la spilla. E i fiori,

giovanili mondi
negli occhi, nel finire.

Cadenzato il respiro, vuoto.
Sentiti alberi, amati alberi.

Fracassato viso, rigagnolo lento
dove non è il tornare, assunta primavera”.
Mario Benedetti (da Pitture nere su carta, Mondadori, 2008)

lunedì 26 gennaio 2015

Vorrei delle vacanze...

Regni
Se io potessi scegliere
di nascere in qualche altra forma
senz’altro sceglierei
di appartenere al regno vegetale.

Il regno animale
è oltremodo incerto,
nomade obbligato
e sempre all’erta.

Vorrei delle vacanze
dal concetto e l’idea.

Ondeggerei
come una snella palma
o lentamente crescerei
come una pianta d’edera.

Risplendereicome orchidea o rosa,
o durerei castagno,
quercia, olivo.

Nessun regno vive di più nel sole,
nessuno cresce di più con il vento.

Essere solo foglia,
sopra e sotto, serena nervatura,
linfa, radice e accrescimento
attaccato alla terra,
attento al cielo.
Blancha Luz Pulido
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Tempo di vacanze, di vuoti, di distanze.
Agata!
Ecco quel trasalire...
Si, sto qua.
Eppure no.
In questa altalena
che si gioca tra uno sguardo
fintamente attento e l'occhio dovuto
infilo il fittone
porto i rami tra le stelle.

giovedì 22 gennaio 2015

Arti decorative

L’acqua la insegna la sete.
La terra- gli oceani trascorsi.
Lo slancio – l’angoscia -
La pace – la raccontano le battaglie -
L’amore, i tumuli della memoria -
Gli uccelli, la neve.
Emily Dickinson
-
La bambina
appende tutte le decorazioni 
al ramo più vicino.
C.Van  Den Heuvel
Appendere le decorazioni ...
mettere cose nella mia vita
imparare le cose
e metterle al loro posto 
e poi mischiare tutto...
mischiarle 
finché si può.

lunedì 15 dicembre 2014

Perciò è meglio parlare

"perchè era previsto che noi non sopravvivessimo."
A. Lorde

LITANIA PER LA SOPRAVVIVENZA
Per quelle di noi che vivono sul margine
ritte sull' orlo costante delle decisioni
cruciali e sole

Per quelle di noi che non possono
lasciarsi andare
Al sogno passeggero della scelta
Che amano sulle soglie mentre
vanno e vengono
Nelle ore fra un' alba e l' altra
Guardando dentro e fuori
e prima e poi allo stesso tempo
cercando un adesso che dia vita
ai futuri
Come pane nelle bocche dei nostri figli
perché i loro sogni non riflettano la fine dei nostri...

Per quelle di noi
che sono state marchiate dalla paura
Come una ruga leggera al centro delle nostre fronti
imparando ad aver paura con il latte di nostra madre

Perché con questa arma
questa illusione di poter essere al sicuro
Quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci
Per tutte noi
questo istante e questo trionfo
Non era previsto che noi sopravvivessimo

E quando il sole sorge abbiamo paura
che forse non resterà
Quando il sole tramonta abbiamo paura
che forse non si alzerà dopo mattina
Quando abbiamo la pancia vuota
abbiamo paura di non poter mai più mangiare
Quando abbiamo la pancia piena
abbiamo paura che non mangeremo domani

Quando siamo amate abbiamo paura che l' amore svanirà

Quando siamo sole abbiamo paura
che l' amore non tornerà
E quando parliamo abbiamo paura
che le nostre parole non vengano udite
o ben accolte
Ma quando stiamo zitte anche allora abbiamo paura

Perciò è meglio parlare
ricordando
che non era previsto
che noi sopravvivessimo

Audre Lorde (1934-1992), poeta e scrittrice statunitense
da The Black Unicorn (1978)