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lunedì 27 settembre 2010

A partire da

Mi capita qualche volta di osservare i piedi della gente. Al bar, a scuola, in metropolitana.
Sono le volte che non mi vanno giù occhi, mani, capelli, spalle - non mi voglio mischiare - guardo in basso - costruisco una storia - una che posso raccontare.
Una fatta di passi - uno alla volta - ritmo, andature, passaggi, movenze, gradi e decisioni.
Tracce, calpestii...scarpe.
Perchè il sostare, le parole, le desiderate parole, anche quelle, oggi, non le posso attraversare.
Perchè c'è un uomo - un uomo - osserva il poster e parla tra sè - questo c'è, questo me l'hanno levato - gli parla, gli chiede, se ne allontana ed avvicina, così solo per mettere a fuoco.
Calzini bianchi e pantofole.

Singolare plurale

Me lo chiedo ogni minuto quando penso al mio lavoro, alla scrittura, ai quadri, alle idee, all'intrecciarsi di temi, di esperienze, di voci, tutto questo intreccio..gli farà bene?

E' questo un passo a due, voce privata, diario?
E' per caso uno stare avvolti e piangere qualche lacrima sulle spalle del computer di fronte?
la domanda è non avendo niente da dire non sarà meglio farlo in silenzio?
la domanda è chi vuole sapere dove intenda svegliarmi domani?

domenica 15 agosto 2010

Meno uno

Quale sogno stavi facendo? Quale l’ultimo pensiero prima di dormire? Hai mai creduto potesse succedere così? Ricordo, cene allegre e promesse di rivedersi. Mai si dovrebbe indugiare, rimandare, aspettare, lasciare andare…

martedì 27 luglio 2010

non è obbligatorio!

Il piccolo genio del male colpisce duro.
Allora, nascono questi gattini e naturalmente lo comunica a tutto il mondo: "sai, sono 4, sono piccoli come dei topolini, si, sono tutti neri.." e dall’altro capo del telefono la mia amica: "devo, devo proprio venire", e lui continua "sono belli, ti piaceranno, mamma me li ha fatti toccare e poi gli dobbiamo dare dei nomi, e ci giocherò quando saranno grandi.."
Al di là del filo: "ahhh ma allora devo venire!" - Quando? - "Non lo so, ma devo!"
Lui ci pensa su un attimo e dice: "non è obbligatorio!"

mercoledì 14 luglio 2010

capolinea retiro

Sono travolta dall’onda umana – è silenziosa e triste – abbastanza triste. Forse è la crisi o forse è solo perché è un’onda. Non so.
Poi, molto silenzio. Questo non te l’aspetti – il parlare sottovoce – il risparmiare le forze.
Prossima stazione Retiro.
Prendiamo il treno e torniamo a casa, a Bisgia – il modo in cui qui dicono villa. Diciotto chilometri di distanza percorsi in quaranta minuti. Tutto si fa complicato.
Retiro – la stazione è bella ma suizia –, lercia. Impossibile reggere l’onda, leggere l’onda, puoi solo sentirne l’odore. La puzza di miseria. Questa sa di piscio di bambino – è lurido - viaggia con i genitori o a branchi di 3 o 4 - dà continue strette di mano e figurine offerte in cambio di pochi pesos.
Ma il pubblico poche volte partecipa, sta appena un pò più su ed ha paura – questa verità riluce come un’apparizione di una delle madonne più popolari della nostra tradizione. La gente va verso la bisgia fea – che è come qui dicono favela. La sentono così vicina che li inquieta e li rende impermeabili a tutto, alle cose più elementari: il pianto, il moccolo, il puzzo di piscio di una bambina di tre anni che ti da la mano e ti lascia la figurina della madonna. Sarà questo il punto di non ritorno?
No, è molto più in basso, ma a me questo mi sembra già abbastanza.

venerdì 2 luglio 2010

mi stancano le nude ripetizioni

mi stanca non arrivare
sentire il vuoto, tastare l'intorno respingente.
piuttosto preferisco il silenzio, il sostare, lo scomparire.
preludio di un pensiero, di una idea, di un cammino.